VITERBO, L’APPELLO DI PACIFICI
21 aprile 2016

VITERBO, L’APPELLO DI PACIFICI

Abbiamo sempre fatto la nostra parte. Non ci siamo mai tirati indietro. Abbiamo affrontato cambiamenti, superato crisi, abbiamo sofferto, gioito. Ma non è ancora finita. Oggi siamo chiamati a una nuova sfida. Abbiamo alzato l’asticella. Dobbiamo stare al passo con i tempi e allinearci ai ritmi della nuova agricoltura, dove lo spirito imprenditoriale esalta e valorizza la funzione produttiva. La centralità del nuovo modello di impresa resta il fattore umano, ma cambiano prospettiva e dimensioni operative perché alla produzione dobbiamo affiancare lavorazione, trasformazione e commercializzazione diretta. Questo, in sintesi, è lo scatto di crescita che ci aspetta. Un salto di qualità obbligato per salvaguardare il futuro delle nostre attività e costruire le basi del benessere dei nostri figli, in particolare di quelli che dovessero scegliere di impegnarsi direttamente in agricoltura. Perché sobbarcarsi l’onere di questa nuova sfida? Perché solo attraverso la valorizzazione e la qualificazione dei nostri prodotti potremo reggere l’urto della competizione globale e vincere la concorrenza sui mercati. Quanto più sapremo elevare la qualità delle nostre nocciole tanto più potremo spuntare prezzi migliori e incrementare i margini di reddito. Quanto più, per essere ancora più chiari, sapremo perfezionare la riconoscibilità sul mercato della eccellenza del nostro olio extravergine, tanto più potremo esaltare in chiave commerciale il suo valore. Chi più di noi può mai disporre delle motivazioni e delle competenze necessarie per intraprendere e finalizzare con successo il percorso del rinnovamento e della modernizzazione? Nessuno più di noi stessi. E per quanto le difficoltà della crisi non lascino credere – per quanto sovente si rincorra il grido di dolore di un allevatore che vende il suo latte sottocosto o cresca forte la paura di non farcela di un agricoltore che non sa più a chi vendere i suoi pomodori perché al prodotto italiano viene preferito quello cinese insipido ma a più buon mercato – io avverte forte e in crescita il vento dell’ottimismo. Abbiamo davanti a noi la più appetibile delle opportunità, i bandi del nuovo Psr che da qui al 2020 riverseranno sull’agricoltura poco meno di 800 milioni di euro. Ecco, la nuova agricoltura è quella del professionismo, quella che sa presentare validi progetti e che ottiene i finanziamenti per fare in modo che lì dove c’era soltanto produzione nasca anche un piccolo laboratorio, per fare in modo che lì dove c’era soltanto la vendita di un raccolto di eccellente qualità possano nascere anche i successivi segmenti che tutti insieme compongono una filiera. Se impariamo a produrre e vendere in proprio, magari attraverso l’introduzione sul territorio dei nuovi modelli di rete di impresa che favoriscono le aggregazioni dei produttori, avremo fatto quel salto di qualità che potrà garantire alle nostre attività e alle nostre imprese di avviarsi con serenità e prospettive incoraggianti verso una nuova fase di crescita del sistema agricolo. Il nostro mondo, mi piace ricordarlo ancora, non può più limitarsi a produrre beni, ma deve anche imparare a valorizzarli e venderli per recuperare quelle percentuali di reddito che abbiamo lasciato finire, per troppi decenni, nelle tasche di chi ha bellamente speculato. Viterbo è pronta alla sfida.
Mauro Pacifici Presidente Coldiretti Viterbo

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