VERTENZA PASTORI
10 novembre 2011

VERTENZA PASTORI

Rottura delle trattative per il prezzo del latte ovino. Coldiretti torna in piazza, pastori pronti ad azioni eclatanti.

La Coldiretti riapre la vertenza per il settore ovi-caprino dopo la rottura delle trattative per stabilire un prezzo minimo di commercializzazione del latte ovino . “Dopo il nulla di fatto registrato nell’incontro di ieri pomeriggio in Regione – afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo - siamo pronti a riaprire anche in maniera eclatante la nostra vertenza per la salvaguardia del comparto. Nei mesi scorsi si erano incontrare più volte le rappresentanze delle organizzazioni agricole regionali, quelle degli industriali e i responsabili dell’assessorato regionale all’agricoltura e durante l’ultimo dei 5 incontri sembrava si fosse trovata l’intesa per raggiungere e sottoscrivere un accordo che, oltre a incrementare il prezzo, potesse prevedere ragionamenti legati alla qualità del latte, premiando così i sacrifici dei pastori che da anni hanno scommesso sulla tracciabilità e l’innalzamento dei valori qualitativi del loro prodotto. Ricordo - prosegue Battistelli - che le nostre richieste mirano ad ottenere un prezzo che remunerasse in maniera dignitosa il lavoro dei nostri pastori al di sopra dei circa 70 centesimi di euro a litro conferito di oggi".
Il tavolo di filiera aveva presentato agli industriali un programma di sostegno e di rilancio dell’intero comparto con risorse importanti, con l’obiettivo di ristrutturare dal punto di vista qualitativo l’intera filiera ovicaprina del Lazio e rilanciare un settore storico dell’agricoltura regionale. Però, la trattativa si è bruscamente e clamorosamente rotta e la trattativa, nonostante l’impegno dell’assessore regionale alle politiche agricole, Angela Birindelli, che aveva individuato le risorse da mettere a disposizione per tutti gli attori della filiera, è miseramente naufragata.
“Il passo indietro della parte industriale è davvero inspiegabile e clamoroso  - ha detto Massimo Gargano, presidente di Coldiretti Lazio – ha fatto bene l’assessore Birindelli a chiudere l’incontro dopo aver registrato la chiusura degli industriali nonostante le aperture concrete da parte delle organizzazioni a rivedere alcuni dei punti chiave dell’accordo”.
Nel Lazio è scomparso quasi un gregge di pecore su tre negli ultimi dieci anni e sugli allevamenti sopravvissuti ci sono molte preoccupazioni per il futuro. Dalla mungitura quotidiana di una pecora si ottiene in media un litro di latte che viene pagato ben al di sotto dei costi di allevamento. La situazione è insostenibile e rischia di decimare gli allevamenti sopravvissuti che svolgono un ruolo insostituibile per l’economia, il turismo, l’ambiente e la stabilità sociale del territorio. Coldiretti è pronta alla mobilitazione per evitare l’estinzione di un settore come quello ovicaprino, fondamentale nell'economia della nostra provincia,  e per difendere i formaggi laziali a partire dal pecorino romano del Lazio.

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