LE NOVITA’ SULLE PENSIONI
15 ottobre 2011

LE NOVITA’ SULLE PENSIONI

 Pensioni delle donne verso i 65 anni dal 2014. Il blocco della rivalutazione delle pensioni ci sarà ma solo per quelle più alte, salve le minime. Si potrà continuare ad andare in pensione con 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, ma con un ulteriore posticipo del pensionamento. Salvi il servizio militare e gli anni di università riscattati. Introduzione del contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici che superino i 90.000 Euro. Posticipo della decorrenza per i trattamenti pensionistici del personale del comparto scuola.
Sono alcune delle principali novità sulle pensioni contenute nella duplice manovra economica adottata nel mese di luglio ed agosto dal Governo,  per far fronte alla crisi dei mercati finanziari dovuta per lo più all’elevato debito pubblico . La prima modifica riguarda l’età per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici del settore privato, dipendenti e autonome, attualmente fissata a 60 anni. Dal 2014, infatti, inizierà un percorso che gradualmente porterà l’età pensionabile delle donne a 65 anni, così come per gli uomini. Si parte dal 2014 con un mese in più oltre i 60 anni per arrivare al 2026 con l’ultimo scaglione. Per le dipendenti pubbliche, invece, i 65 anni sono necessari già dal prossimo 1° gennaio, per effetto della manovra finanziaria dello scorso anno. Occorre, inoltre, considerare che a tale incremento dell’età dovranno sommarsi le maggiorazioni dell’età pensionabile legate al meccanismo di adeguamento automatico derivante dagli andamenti demografici che scatterà dal 2013,anziché dal 2015.
Anticipo al 2013 dell’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita
Viene anticipato, infatti, al 2013, il nuovo sistema che comporta la modifica degli attuali requisiti di età previsti per la pensione, in funzione dell’incremento dell’aspettativa di vita rilevata dall’ISTAT.
Saranno passibili di revisione, sia per i lavoratori dipendenti che autonomi:
- l’età pensionabile di vecchiaia sia per gli uomini che per le donne;
- i requisiti di età per il pensionamento di anzianità conseguito con il sistema delle “quote” date dalla somma di età anagrafica + anzianità contributiva. L’adeguamento riguarderà anche l’età di 65 anni per avere diritto all’assegno sociale.
In sede di prima attuazione, l’incremento dell’età non potrà comunque superare i 3 mesi.
Nessun adeguamento, quindi, per le pensioni di anzianità liquidate con 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, per i quali tuttavia viene introdotto un posticipo della decorrenza del pensionamento.
Decorrenza per le pensioni con 40 anni di contributi
A seguito della riforma attuata nel 2010, dal 2011 sia per le pensioni di vecchiaia che di anzianità, anche con 40 anni di contributi, è stata introdotta un’unica finestra di uscita, di un anno per i lavoratori dipendenti e di diciotto mesi per i lavoratori autonomi. Ora una nuova disposizione introduce un ulteriore slittamento della finestra pensionistica per i soggetti che accedono al pensionamento con 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica con un posticipo ulteriore della decorrenza pensionistica pari a: un mese per i soggetti che maturino i requisiti nel 2012; due mesi per chi li raggiunge nel 2013 e di tre mesi per chi arriva al requisito contributivo dei 40 anni nel 2014.
Rivalutazione delle pensioni
Per il biennio 2012-2013, la riforma prevede per le pensioni di importo superiore a cinque volte il trattamento minimo Inps (circa 2.337 euro mensili) una rivalutazione del 70% solo sul limite di fascia  fino a tre volte il minimo e nessuna perequazione per la fascia di pensione restante.
Nessuna modifica per i titolari di pensioni di importo non superiore a 3 volte il trattamento minimo (circa 1.402 euro mensili) che continueranno a godere come finora di una rivalutazione automatica del 100% dell'indice Istat.
Contributo di solidarietà
Dal 1°agosto di quest’anno e fino al 31 dicembre 2014 è stato introdotto un contributo di solidarietà che varia dal 5 al 10% sugli importi che superino rispettivamente i 90.000 euro ovvero i 150.000 euro l’anno.

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