LATTE: LAZIO, OSTAGGI DELLE MULTINAZIONALI. ALL’ALLEVATORE I CENTESIMI, ALL’INDUSTRIA GLI EURO. I CONSUMATORI ITALIANI LO PAGANO 30% IN PIU’
10 novembre 2015

LATTE: LAZIO, OSTAGGI DELLE MULTINAZIONALI. ALL’ALLEVATORE I CENTESIMI, ALL’INDUSTRIA GLI EURO. I CONSUMATORI ITALIANI LO PAGANO 30% IN PIU’

Ogni anno, nel Lazio, vengono importati dai paesi dell’Unione Europa latte e crema di latte per un valore vicino ai 20 milioni di euro. Di queste importazioni quasi il 50% provengono dalla Germania, addirittura arrivano al 100% di provenienza tedesca le importazioni di formaggi e latticini nel Lazio.
Questi i dati diffusi da Coldiretti Lazio in occasione della maxi manifestazione ancora in corso a Roma davanti al Centro Commerciale Euroma2, durante la quale una rappresentanza degli allevatori presenti, guidati dal Presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo e dal direttore di Coldiretti Lazio, Aldo Mattia, ha distribuito all’interno del Centro volantini contenenti utili consigli ai consumatori e un appello ai cittadini ad aiutare Coldiretti a “salvare le stalle italiane, i territori, il patrimonio di genuinità, sicurezza e trasparenza del vero Made in Italy, costringendo le multinazionali e le industrie del settore lattiero-caseario a dichiarare l’origine dei prodotti che mangiamo e a pagare il giusto prezzo agli allevatori”.
Infatti, in  Italia il latte fresco viene pagato dai consumatori oltre il 30% in più rispetto ai tedeschi e il 20% in più rispetto ai francesi. In sostanza soggetti come la multinazionale francese Lactalis attraverso i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli vuole comprare il latte italiano alla stalla a prezzi tedeschi e venderlo a prezzi italiani.
Infatti, gli allevatori vedono oggi ritirato il loro prodotto a circa 34 centesimi al litro mentre i consumatori continuano a pagarlo oltre quattro volte di più.
I centesimi degli allevatori- sottolinea Coldiretti Lazio- si trasformano così in euro sullo scaffale e in profitti milionari per i grandi marchi distributori.
Una situazione che si è aggravata nell’ultimo anno con la decisione unilaterale di ridurre del 20% i compensi riconosciuti agli allevatori che sono scesi appunto a  34 centesimi al litro, al di sotto dei costi di produzione stimati pari ad un valore medio compreso tra i 38 ed i 41 centesimi al litro secondo lo studio ufficiale fatto in riferimento alla legge 91 del luglio 2015 che impone che il prezzo del latte alla stalla debba commisurarsi ai costi medi di produzione.
Anche in Italia - denuncia la Coldiretti Lazio- occorre verificare l'esistenza di comportamenti scorretti nel pagamento del latte agli allevatori che hanno portato prima in Spagna e anche in Francia alla condanna delle principali industrie lattiero-casearie, molte delle quali, peraltro, operano anche sul territorio nazionale.
Per questo la Coldiretti del Lazio chiede che l’Antitrust porti a termine nel più breve tempo possibile l’indagine conoscitiva  aperta lo scorso maggio con la quale intendeva verificare che “le divergenze così evidenti tra il prezzo alla stalla e quello al consumo non siano il frutto di pratiche commerciali non troppo trasparenti e soprattutto non rispettose delle leggi sulla corretta trasparenza”.
La presenza della multinazionale francese Lactalis in Italia inizia nel 2003 con l’acquisizione dell’Invernizzi, continua con quella della Galbani e della Locatelli e poi nel 2011 con la Parmalat ed infine all’inizio del 2015 con l’acquisto del Consorzio Cooperativo Latterie Friulane. A ciò si aggiunge – ricorda Coldiretti Lazio - la strana storia della Centrale del Latte di Roma, che vede coinvolto sempre il colosso transalpino. Nel marzo del 2010 una Sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato la nullità della vendita della Centrale del Latte di Roma a Cirio da parte del Comune di Roma e tutti gli atti conseguenti, compresa la successiva vendita a Parmalat; pertanto le azioni della Centrale del Latte sono ritornate al Comune di Roma, il quale però, dopo quasi  sei anni, non ha ancora avviato le procedure di recupero delle proprie azioni. Secondo la Coldiretti Lazio il progetto per il recupero della Centrale deve prevedere un ruolo di partecipazione diretto degli allevatori nelle scelte che riguardano l’azienda.

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