LA GUERRA DEL LATTE DILAGA DALLA LOMBARDIA AL LAZIO.
11 novembre 2015

LA GUERRA DEL LATTE DILAGA DALLA LOMBARDIA AL LAZIO.

"Sapete quanto viene riconosciuto per ogni litro di latte a un qualsiasi allevatore di Latina o Frosinone  che ogni mattina si sveglia alle quattro per mungere? 33 centesimi. Lo stesso litro di latte, lavorato e imbustato, viene poi venduto a un prezzo quattro volte superiore, in media a 1,50 centesimi. Una sperequazione inaccettabile, una speculazione di fronte alla quale non vogliamo rassegnarci, anche perché sentiamo la responsabilità di salvaguardare il futuro di centinaia di piccoli allevamenti che ogni giorno producono latte di qualità". È Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio, ad aprire gli interventi al presidio che questa mattina a Roma, davanti a un centro commerciale, ha aperto la guerra del latte, iniziata in Lombardia, anche  nella nostra regione. Un'offensiva sferrata per chiedere la indicazione obbligatoria in etichetta della provenienza del latte venduto in Italia, l'adeguamento del prezzo del latte alla stalla e per denunciare le mistificazioni delle multinazionali che vendono latte, mozzarelle e formaggi spacciandoli per italiani, ma che italiani non sono al 100% perchè fatti anche con materia prima importata dall'estero. Il latte tricolore è sottopagato. A fronte dei 33 centesimi ottenuti per un litro all'origine, un allevatore spende, per quel medesimo litro, fra i 38 ed i 41 centesimi. Il ricavo non basta neanche a coprire i costi di produzione. "In Italia arriva latte dall'Est Europa con una elevata carica batterica. Il procedimento necessario ad abbatterla intacca, però, anche la qualità, disperdendo le proprietà nutrizionali. Tutto questo mentre le ignare mamme italiane - accusa Vincenzo Gesmundo, segretario generale della Coldiretti - sono convinte di dare ai propri figli il miglior latte possibile. Ma così non è, anche perchè da noi non vige l'obbligo di indicare la provenienza in etichetta. Senza dimenticare che all'estero non esistono i controlli penetranti che si fanno invece sul nostro latte, nelle nostre stalle, con l'impiego di un esercito composto da 7.500 veterinari. Siamo in piazza per difendere l'autentico latte italiano dall'aggressione commerciale delle multinazionali e chiedere che ai nostri produttori sia riconosciuto un congruo prezzo per il litro alla stalla". Nel Lazio, in pochi anni, siamo passati da 4.000 aziende zootecniche alle attuali 1.400. E con il concreto rischio di altre chiusure, se non si rimuove subito lo squilibrio tra produzione e commercializzazione. "Stiamo aspettando che intervenga l'Antitrust  - dice il direttore della Coldiretti di Latina e Frosinone Giuseppe Campione - per indagare sulla dinamica dei prezzi, ma anche sul rispetto delle regole del mercato. Senza risposte la mobilitazione continuerà ad oltranza". A salutare gli allevatori arrivati a Roma da Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo è stato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. "I nostri produttori hanno perso in un anno 550 milioni di reddito. Vogliamo certezze sul prezzo e contratti per il conferimento ai trasformatori che siano di durata annuale. Chiediamo inoltre alla Regione Lazio - ha detto Moncalvo rivolgendosi all'assessore Sonia Ricci, intervenuta al presidio - di vigilare perché i soldi del prossimo Psr non vadano a finire alle aziende che importano latte dall'estero". Oggi, tre cartoni di latte su quattro in vendita in Italia, come la metà delle mozzarelle, sono "stranieri" perché realizzati con prodotto importato. I dirigenti Coldiretti hanno infine sollecitato il Comune di Roma a rientrare in possesso delle quote della Centrale del Latte per cederle direttamente agli allevatori conferitori e farli diventare parte attiva della filiera anche nella fase della commercializzazione.

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