GUERRA DEL LATTE
14 novembre 2015

GUERRA DEL LATTE

 Il dossier sullo squilibrio contrattuale nella filiera del latte tra produttori e industrie della trasformazione, corredato da una sintesi dei costi di produzione e dei prezzi al consumo, è stato consegnato alla Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcom). I vertici dell’Antitrust hanno assicurato il rapido esame della pratica, impegnandosi a concludere la verifica entro i primi giorni di dicembre. Questo il risultato del presidio cui hanno partecipato centinaia di allevatori (partiti da Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti) andato in scena a Roma, in piazza Verdi, davanti la sede di Agcom. La protesta è stata indetta da Coldiretti dopo il fallimento del tavolo della trattativa presso il Ministero delle Politiche Agricole dove gli industriali avevano offerto 1 centesimo di aumento per il latte alla stalla, provocando la dura reazione dei rappresentanti degli allevatori. La proposta di 1 centesimo è stata considerata come provocazione frutto dello strapotere della multinazionale francese Lactalis che, dopo aver acquisito i popolari marchi Parmalat, Invernizzi, Galbani, Locatelli, Cademartori è diventata il primo gruppo sul mercato italiano e mondiale nei prodotti lattiero-caseari. Lactalis detiene nel nostro paese il 33% del latte a lunga conservazione, il 34% del mercato della mozzarella, il 37% del mercato dei formaggi freschi (con un volume di fatturato italiano di 1,4 miliardi di euro). Il primo obiettivo della guerra del latte dichiarata dalla Coldiretti è il riconoscimento di un adeguato valore al latte munto nelle nostre stalle, che è in assoluto il più controllato, il primo per qualità, ma anche il più sottopagato rispetto ai costi di produzione. Non meno importante l’ottenimento della legge che introduca l’obbligo di indicare in etichetta, sulle confezioni di latte, mozzarelle e formaggi la provenienza della materia prima. Ai consumatori vengono venduti prodotti spacciati per italiani, ma che italiani non sono al 100%. A fronte di una produzione nazionale di 110 milioni di quintali di latte, sono 85 i milioni di quintali importati. Indicare obbligatoriamente l’origine del latte in etichetta significa tutelare il prodotto italiano e consentire ai consumatori di scegliere e acquistare in un regime di totale trasparenza e piena consapevolezza.

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